A prova di sole
L’estate è la stagione che porta con sé le amate vacanze insieme ad una maggiore socialità ma spesso “spegne” la nostra pelle con bagni di sole spesso sregolati.
Davvero il sole “spegne” la pelle?
Purtroppo sì! Le mie pazienti sanno quanto insisto in merito alla necessità di proteggere la pelle contro l’esposizione dei danni da foto esposizione. Ovviamente la pelle dovrebbe essere protetta 365 giorni all’anno ma in questo articolo mi concentro maggiormente sul fattore “estate”. Partiamo dall’inizio. Esporsi al sole ha sicuramente effetti benefici: fa bene all’umore, riduce lo stress, migliora alcuni quadri cutanei patologici come la psoriasi, stimola la produzione di vitamina D fondamentale per l’assorbimento del calcio nelle ossa.
Ogni anno siamo sottoposti agli effetti dei raggi UVA e UVB, in merito agli UVC le società scientifiche potrebbero cambiare idea a causa dei danni a livello del buco dell’ozono… lo scopriremo. Per intanto gli UVA e gli UVB ci danno già il nostro bel da fare!
Baciate dal sole o bastonate dai raggi ultravioletti?
Gli UVA (lunghezza d’onda dai 315 ai 400 nm) sono trattenuti soltanto in minima parte dall’atmosfera e dalle nuvole. Rispetto agli UVB sono più penetranti, non provocano ustioni e non abbronzano realmente, la pigmentazione immediata infatti altro non è che l’ossidazione della vecchia melanina. In compenso, proprio per la loro capacità di penetrare fino al derma, sono responsabili del fotoinvecchiamento, della comparsa di allergie e purtroppo di neoplasie.
Gli UVB (lunghezza d’onda dai 280 ai 315 nm) sono in parte trattenuti dalla fascia di ozono, dalla troposfera e dalle nuvole. Quando colpiscono l’organismo non riescono a superare lo strato più superficiale della cute, detto epidermide. Tuttavia, in virtù della forte carica energetica, i raggi UVB sono piuttosto aggressivi e comportano una pigmentazione progressiva dovuta alla formazione di nuova melanina. Sono inoltre i responsabili delle scottature solari e degli eritemi nonché di neoplasie.
Di fronte a tale “aggressione” la pelle mette in atto dei SISTEMI di DIFESA come:
formazione di macromolecole (cheratina, melanina, acido urocanico) che fungono da filtro e assorbono i raggi ultravioletti
ipercheratosi protettiva (ispessimento dello strato corneo)
sistemi di riparazione dei danni del DNA
turnover cheratinocitario (apoptosi cellulare)
Cosa succede se questi sistemi non funzionano?
Il sole bacia i belli, ma non lo fa con tutti allo stesso modo! Un malfunzionamento di tali sistemi provoca un accelerato foto invecchiamento, il possibile sviluppo di fotodermatosi (la scottatura ovvero una reazione infiammatoria che avviene dopo un’eccessiva esposizione ai raggi UV) e foto-carcinogenesi.
Cosa fare?
Proteggere, proteggere e proteggere 365 giorni l’anno utilizzando la giusta protezione solare ed utilizzandola bene… Un team di ricerca dell’autorevole King’s College di Londra ha condotto alcuni esperimenti per verificare l’esatta efficacia della protezione solare. In base ai parametri dei produttori, per ottenere il valore di protezione indicato sulle confezioni, l’applicazione deve essere di 2 milligrammi di prodotto per centimetro quadrato di pelle, che equivale a circa 4 grammi per il viso e 8 grammi per una sola gamba. Quando ci mettiamo la crema solare, ovviamente, non stiamo li a pesare e misurare esattamente le quantità utilizzate, inoltre molte parti del corpo (come dietro le orecchie e il lati del collo) spesso vengono lasciate sprovviste della giusta protezione. A causa di queste imprecisioni nel dosaggio, una crema solare con fattore di protezione 50 offre al massimo il 40% della protezione prevista.
Al di là di questo, come scegliamo cosa utilizzare?
L’azione protettiva dal sole è resa possibile dalla presenza di ingredienti ad azione filtrante (filtri chimici) e schermante (filtri fisici). Nelle formulazioni più moderne viene associata la presenza dei due tipi di filtri. I filtri chimici sono molecole in grado di assorbire in modo selettivo le radiazioni UVA/B che verranno trasformate in energia rilasciata poi sottoforma di calore o fluorescenza. L’energia associata alla radiazione solare provoca il passaggio degli elettroni del filtro chimico ad uno stato di eccitazione; in seguito tale energia viene riemessa attraverso lunghezza d’onda maggiore ma con meno energia. I filtri chimici più comuni sono:
benzofenoni
antranilati
derivati della canfora
cinnamati
paba
silicati
Il prodotto solare inoltre deve contenere filtri fotostabili: le radiazioni UV possono interagire con il filtro stesso e provocare la formazione di altre sostanze con possibili effetti fotoallergici e/o fototossici e portare alla formazione di radicali liberi, irritazioni e dermatiti.
Un punto a loro sfavore? L’alto impatto ambientale.
L’altra categoria di filtri sono i filtri fisici o schermi. Si tratta di filtri inorganici o insolubili. Si tratta di ossidi. La loro azione viene svolta attraverso il fenomeno della riflessione, come degli specchi. Sono particelle di metalli pesanti che grazie alla loro opacità oppongono un vero e proprio schermo attraverso processi di riflessione e di diffusione delle radiazioni nocive. Si tratta dunque di polveri bianche inodore, impiegate ad alta micronizzazione, al fine di migliorarne l’accettabilità cosmetica rendendo così la preparazione invisibile sulla cute.
I più famosi sono:
TITANIUM DIOXIDE e ZINOXIDE
Questo tipo di filtri, nelle formulazioni più moderne, vengono rivestiti con un film lipidico permettendo di renderli fotostabili ed impedendone l’agglomerazione eliminando il fastidioso effetto “ fantasmino”.
Cosa dovremo cercare quindi in un solare?
un prodotto con azione anti-age per rafforzare le difese naturali della pelle
un prodotto che sia in grado di proteggere il DNA cutaneo prima, durante e dopo l’esposizione al sole
protezioni ad ampio spettro UVA UVB, resistenti all’acqua, fotostabili e prive di filtri nano
meglio se senza siliconi, parabeni, oli minerali
una texture dry touch
Avevamo accennato al forte impatto ambientale dei prodotti solari. Fortunatamente la dermocosmesi d’avanguardia sta abbracciando un approccio di eco design e tiene conto del “life circle assessment” ovvero della valutazione dell’impatto del cosmetico sull’ambiente e sull’essere umano. Dal 2020, l’arcipelago di Palau è il primo Paese al mondo a vietare la vendita e l’uso di creme solari. Una decisione estrema che il governo del paradiso della Micronesia, ha preso per difendere la sua barriera corallina. Alcuni prodotti chimici usati nella maggior parte dei solari, infatti, sono altamente tossici per i coralli e li scoloriscono.
In ambito di protezione solare vi sono delle formulazioni di ultima generazione eco-sostenibili per garantire massima protezione nel rispetto dell’ecosistema acquatico in grado di dare al contempo:
protezione ad ampio spettro UVA/UVB
una ridotta concentrazione di filtri
un alto grado di biodegradabilità
formulazioni very water resistant (80 minuti)
Una manna per gli amanti dello snorkeling!