La gestione dell’infiammazione corporea come strategia antiaging

La parola “infiammazione” è molto utilizzata nell’ambito medico ed ultimamente molto diffusa anche nelle riviste di larga diffusione. Ma dovremmo effettivamente preoccuparci dello stato di infiammazione del nostro corpo?

In una parola, sì. Un numero sempre più elevato di studi scientifici nell’ultimo decennio ha dimostrato che l’infiammazione è il fil rouge che lega insieme molti disturbi comuni e malattie croniche debilitanti come eczema, acne, stanchezza cronica, depressione, allergie e anche artrite od altre malattie autoimmuni. Anche la deflessione dell’umore, i sintomi premestruali o quella sensazione di nebbia nel cervello possono essere attribuiti, in alcuni casi, ad un aumento del grado di infiammazione.

L’infiammazione è la risposta fisiologica del nostro corpo atta a rispondere ad un insulto. E’ un buon segno che le cellule immunitarie siano pronte a difenderci contro potenziali batteri nocivi ed eventi traumatici esterni. A volte, tuttavia «la fonte di insulto» è interna (ad esempio nel nostro tratto gastrointestinale) — a causa dell’eccessiva esposizione ad inquinamento, sostanze chimiche nocive, fumo di tabacco, farmaci, alcol, allergeni alimentari, ecc. Ancora una volta, il nostro sistema immunitario si iper-attiva temporaneamente.

Quando lo stimolo irritativo persiste per più di quanto il corpo si aspetti, la risposta infiammatoria diventa cronica.

Ci sono due principali conseguenze:
1. le cellule infiammatorie persistentemente attivate possono perdere la tolleranza verso cellule ed organi del corpo stesso causando malattie autoimmunitarie come tiroidite di Hahimoto, eczema, acne, psoriasi, artrite reumatoide, lupus e diabete di tipo 1

2. quando il nostro intestino è cronicamente infiammato diventa meno efficiente ed inizia a perdere la sua proprietà di barriera. Un’alterata permeabilità intestinale è dannosa perché tutte le molecole di grosse dimensioni che normalmente sarebbero respinte possono venire invece rilasciate nel flusso sanguigno, stimolando ancora di più il sistema immunitario ed aumentando l’infiammazione in altri organi come pelle, articolazioni, arterie e anche sistema nervoso centrale

Fortunatamente piccoli cambiamenti nello stile di vita possono fare una grande differenza.

Ecco i 6 consigli che fornisco alle pazienti che vogliono migliorare il loro benessere:

Concentrarsi su una dieta a base vegetale composta  principalmente di frutta, verdura, noci e semi

Alimenti come pane, latte, zucchero e carni elaborate sono deliziosi, ma possono anche essere pro-infiammatori. Se stai cercando di fare un cambiamento radicale nella dieta per vedere cosa succede, aumenta le verdure che contengono naturalmente dei succhi come le barbabietole o le patate dolci ricchi di amido e glutine e contorni come quinoa, amaranto, grano saraceno e cavolfiore.

Superare la fobia del grasso

Omega-3 e -6 grassi in giusta proporzione lavorano congiuntamente in modo straordinario per abbassare l’infiammazione e mantenere il funzionamento corretto di tutte le nostre cellule. La parola chiave qui è “essenziale” significa che il corpo non è in grado di produrli da solo ma necessitiamo di assumerli con la alimentazione. Quando è stata l’ultima volta che hai mangiato noci, semi di lino, semi di chia, sardine selvatiche, olio di canapa su una base quotidiana? Esattamente.

Gestire accuratamente il microbioma

Oggi è un buon giorno per iniziare a prenderci cura del nostro intestino.  Migliaia di miliardi di batteri che vivono nel nostro apparato digerente sono protagonisti di centinaia di studi scientifici che in questi anni hanno scoperto il loro potere di influenzare i nostri geni, la nostra capacità di immagazzinare il grasso, produrre neurotrasmettitori ed assorbire i micronutrienti nel nostro cibo. I cibi più adatti per nutrire la nostra flora intestinale sono rappresentati dalle  fibre di fonti vegetali, amidi resistenti (come patate o riso cotto e raffreddato) e cibi fermentati come kefir e yogurt (se ben tollerate i prodotti lattiero-caseari).

Limitare i farmaci anti-infiammatori

Farmaci anti-infiammatori ed analgesici come antidolorifici e fans (farmaci anti-infiammatori non steroidei) sono molto comunemente utilizzati. Ogni anno sono prescritti milioni di farmaci anti-infiammatori ed il numero è in aumento con la parallela crescita delle patologie croniche. Tuttavia uno degli effetti collaterali dei farmaci anti infiammatori sono le lesioni intestinali, non solo al tratto digestivo superiore ma anche al piccolo intestino, aumentando la permeabilità alle tossine e lo stato infiammatorio sistemico.

Mangiare cibi con proprietà anti-infiammatorie

Micronutrienti chiamati polifenoli che si trovano in alimenti come cipolle, curcuma, uva rossa, tè verde e le bacche di Acai hanno proprietà anti-infiammatorie. Potete pertanto aggiungere curcuma alle vostre patate ai condimenti per insalata, curry, zuppe, tè o latte. Lo zenzero fresco può essere bevuto con acqua calda al mattino o aggiunto a frullati o tè. Inoltre i frutti di bosco sono un ottimo spuntino anti infiammatorio, così come una tazza di thè verde.

Gestire seriamente lo stress quotidiano

Lo stress è un grosso stimolo pro infiammatorio. Se viviamo cronicamente in uno stato di stress, l’elevata produzione di cortisolo stimolerà la sintesi di citochine pro-infiammatorie. Il consiglio è quello di iniziare al più presto una pratica per la gestione dello stress come la meditazione, la respirazione, mini-break durante il giorno o dei periodi di riposo durante l’anno.